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Dal 1981 . . . . 30 Anni di Ospitalità e
Cultura del Cibo
TRE GENERAZIONI DI CORAGGIO E SERENITA’ -Dice una massima: <Il coraggio è il prezzo che la vita esige per
avere serenità>. La famiglia Ridolfi è una famiglia coraggiosa e
serena da tre generazioni.
Sono i fatti a confermare questo giudizio. Sono le certezze che fanno da <asse portante> ad una dinastia
che continua a stupire senza effetti speciali. Lo ha fatto in tempi
non sospetti – quando regalava primizie in una piccola trattoria – ha
continuato a sorprendere quando ha deciso di mettere il vestito della
festa alla propria attività da ristoratori. E chi ha avuto la fortuna
di vivere passo passo l’escalation della famiglia Ridolfi, a distanza
di quarantacinque anni si ritrova con qualcosa di prezioso nella
memoria e nella sua personale esperienza.
Il coraggio, una dote non vendibile in un qualsiasi mercato, è sempre
stato il grande compagno di viaggio di Amalia (Ceccarelli), suo marito
Giuseppe (Ridolfi) da quando decisero di lasciare Fermignano (nel
pesarese) per giocare la grande carte della ristorazione. Una
scommessa? Forse ma il figlio (Lamberto) giovane cameriere a
Falconara, aveva dato le indicazioni giuste a genitori a caccia di una
drastica svolta della propria vita. E con la serenità dei grandi,
eccoli lì in un trattoria a regalare sorrisi e buona cucina. E mentre
la gente mangiava e pregustava arrosto e fritto senza soluzione di
continuità, la famiglia Ridolfi pensava (con coraggio e serenità) il
grande colpo per lasciare l’impronta. Che adesso, da trent’anni, è
visibilissima come se ci trovassimo a passeggiare lungo il più
marciapiedi più famosi di Hollywood dove sono immortalate le stelle
del cinema. Villa Amalia però non è un film, è storia vera con
protagonisti veri. Di ieri e di oggi. UN VIAGGIO LUNGO TRENT’ANNI Marzo 1981 – Marzo 2011: cosa è cambiato a Villa Amalia? Tanto. O
forse niente. Trent’anni, millecinquecento settimane,
novemilatrecentosessanta giorni, racchiudono evidentemente episodi,
avvenimenti, situazioni particolari e diversi tra loro, che hanno
prodotto cambiamenti, molti dei quali ovviamente, necessari per andare
al passo con i tempi. Tutto ciò che può essere accaduto da marzo ’81,
in quella che dagli inizi del novecento era Villa Augusta (regalo di
compleanno fatto dal barone De Pasquale a sua moglie) e diventata
‘ristorante Villa Amalia’, è solo qualcosa di speciale. Il tutto
maturato nel corso di una crescita senza freni. Piacevole da rivivere,
con qualche emozione particolare legata ai ricordi di chi non c’è più
ma che è stato grande protagonista di gran parte dei ‘primi
trent’anni’ di Villa Amalia. Giuseppe Ridolfi, mamma Amalia, Lamberto,
con la moglie Angela ed il figlio Fabrizio sono ancora idealmente lì,
sulla porta, per fare gli onori di casa come accadde quella sera dei
primi di marzo. Adesso, a proposito di cambiamenti (anche forzati),
spetta a Fabrizio e sua madre Angela continuare ad accogliere e
deliziare i commensali, molti dei quali hanno avuto la fortuna di
pregustare i primi menù di una ristorazione entrata subito nel mirino
dei critici.
Dall’apertura, la curiosità è sempre stata la compagna di viaggio di
chiunque decideva di scoprire quel qualcosa di diverso che avrebbe
trovato in un ambiente e da una cucina che sono diventati grandi
protagonisti della <cultura del cibo e dell’ospitalità>. Un timbro che
ha accompagnato Villa Amalia da trent’anni a questa parte.
A proposito di curiosità, come non ricordare la serata speciale che
per certi versi ha lanciato la famiglia Ridolfi. E’ la fine di ottobre
1981, nelle Marche era in corso la visita del presidente della
Repubblica Sandro Pertini con conviviale prevista a Villa Amalia. <Ma
quel famoso stoccafisso me lo fate assaggiare o no?> Una battuta che
il presidente, da sempre contrario ad ogni protocollo ufficiale,
rivolse ad Amalia. E fu un successo che la Villa si porterà dietro con
meriti e consensi continui solo ricordando, per esempio, che la
famiglia Ridolfi avrà poi come ospiti anche altri due presidenti:
Scalfaro e Ciampi. Anni di successi continui, riconoscimenti nazionali
(e non solo) che hanno gradualmente coinvolto inevitabilmente chi,
adesso, è alla guida dello storico locale falconarese. Fabrizio,
figlio di Lamberto e Angela, ha gradualmente messo piede nella grande
attività di famiglia diventando protagonista in assoluto dal 2005
quando il papà gli passò il testimone di un’attività nata a metà degli
anni sessanta.
E la <terza generazione>, ha messo il mirino sull’attualità, senza
scalfire la tradizione. Ai fornelli sempre lei, Angela che dopo tanta
‘gavetta’ a fianco della suocera Amalia, negli anni è diventata una
vera e riconosciuta maestra delle cucina. Per la sua crescita, per la
sua competenza, per la sua qualità anche per le continue variazioni di
un menù sempre e comunque legato a piatti marchigiani. E la <cultura
del cibo e dell’ospitalità>, che non è mai passata di moda, ha subito
continui e positivi scossoni mantenendo valori e qualità anche nella
recente e sempre più importante ‘variazione’ professionale: il
servizio catering. La buona cucina fuori casa di Villa Amalia è un già
un successo consolidato e che va in assoluta sinergia con il lavoro
quotidiano di chi continua a lavorare e inventare attorno ai fornelli.
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